Palazzo del Municipio
Ti trovi davanti al Palazzo del Municipio, cuore della comunità di Gallicano e punto di partenza del tour a piedi. Da qui scoprirai le strade e le piazze che raccontano la storia millenaria del paese.
Storia di Gallicano
Le prime notizie risalgono al 771, quando una pergamena dell’Archivio Vescovile di Lucca cita l’acquisto di una casa da parte del vescovo Peredeo. Il nome del paese deriverebbe da Cornelio Gallicano, legionario romano a cui furono donate queste terre.
Nel X secolo Gallicano passò sotto la famiglia lucchese dei Corvaia e, nel 1347, divenne capoluogo di Vicaria. Nel 1370 gli abitanti si ribellarono a Lucca, ma poco dopo furono costretti a rinnovare il giuramento di fedeltà alla Repubblica.
Nei secoli successivi le tensioni con i duchi estensi riguardarono coltivazioni di canapa e pesca sul fiume Turrite, fino all’intervento di Papa Nicolò V, che riaffidò la Vicaria a Lucca.
Dopo vari cambi di dominio, Gallicano passò al Regno di Savoia nel 1859 e tornò definitivamente alla provincia di Lucca nel 1923, recuperando il suo naturale contesto storico e culturale.
Chiesa di San Giovanni
La chiesa di San Giovanni Battista fu edificata nel 1486 con il materiale proveniente dalle rovine dell'antica pieve romanica dedicata ai santi Cassiano e Giovanni Battista, situata nella parte vecchia del paese.
La sua costruzione fu promossa da Domenico Bertini, importante diplomatico vaticano nato a Gallicano, che decise di edificarla dove in precedenza era stato eretto un piccolo oratorio, accanto alla sua casa natale.
Si tratta di una chiesa in muratura di pietra, con facciata a capanna e capriate lignee. All'interno della chiesa si trovano importanti arredi sacri, tra cui un crocifisso ligneo del XV secolo e un fonte battesimale in marmo bianco del XVI secolo, oltre a una nicchia ad arco posta sopra di esso e contenente una Madonna con Bambino.
Il Castello
Nella zona che oggi è conosciuta come “il castello” si sviluppò l'antico borgo circondato da mura e difeso anche dalla Turrite che vi passa davanti.
L'accesso principale al centro abitato avveniva attraverso un ponte levatoio sostenuto da due bastioni dove sopra di essi erano raffigurati i santi protettori: Santa Barbara e San Jacopo, la distribuzione delle case grosso modo era come quella che si vede oggi, case piccole una attaccata all'altra, percorso da stradine strette ed anguste.
Le mura castellane di origine medievale avevano una cinta muraria composta da ben undici torri, sei delle quali ancora individuabili. Alla loro origine le mura castellane avevano forma quadrangolare, coi lati leggermente arcuati e poste a supporto del fossato naturale offerto dal torrente Turrite. In corrispondenza della Chiesa di San Jacopo era presente una seconda porta; altre due porte erano probabilmente presenti nell’originaria cinta medioevale.
Nella parte più alta dell'antico borgo a difesa e a guardia di tutto stava la Rocca, dove un corpo militare era pronto a dare l’allarme a tutto il Paese nel caso che il Castello fosse attaccato.
I resti delle vecchie mura castellane sono dislocate all’interno del centro storico; le aree più facilmente individuabili sono quelle visibili rivolgendosi verso via della Pania da Via Cavour.
Al di sotto del viadotto in cemento armato sono infatti visibili sia i resti di una delle torri che della cinta muraria, costituiti principalmente da pietrame e malta e sottoposte ad interventi di rivalutazione successivi che comportano una mescolanza di stili.
Chiesa di San Jacopo
San Jacopo Maggiore, chiesa principale del paese è addossata nella parte più elevata del paese.
L'edificio attuale presenta ampliamenti e ristrutturazioni eseguite in diverse epoche, la sua facciata realizzata con muratura a filari di pietre calcaree squadrate presenta una decorazione con motivo ad arcate pensili in stile romanico.
Nata probabilmente come chiesa castellana fu edificata nel XII secolo. L'edificio sostituì nelle sue funzioni la pieve vecchia, dedicata prima a San Cassiano e successivamente a San Giovanni Battista che era collocata esternamente al borgo, difatti a causa di ciò fu precocemente abbandonata e già nel 1349 la chiesa di San Jacopo risulta parrocchiale.
L'interno della chiesa è a navata unica, sono evidenti i restauri e gli stucchi del XIX secolo. Conserva opere di notevole pregio come la Madonna lignea col bambino opera dei primi decenni del XIV. Sulla parete sinistra vi è la bellissima terracotta invetriata policroma attribuita a Luca della Robbia.
Il Cimitero Vecchio
Il vecchio cimitero di Gallicano, insieme alla millenaria pieve di San Jacopo, forma un importante complesso monumentale situato nella parte più alta del paese.
L’area cimiteriale occupa una sella naturale sul crinale che separa la valle del torrente Turrite da quella del fiume Serchio. Da qui si gode una vista sulla valle e su alcuni luoghi di interesse storico, come gli antichi impianti termali che sfruttavano le sorgenti di acqua calda e il ponte canale progettato da Lorenzo Nottolini.
Il cimitero fu costruito nei primi anni dell’Ottocento, dopo l’emanazione del celebre Editto di Saint Cloud, che vietava le sepolture all’interno delle chiese. La prima inumazione risale al 1808. L’area scelta per il camposanto si trovava accanto alla pieve di San Jacopo ed era già di proprietà della parrocchia: pare fosse stata donata dalla vicaria fin dal 1588, ma fino ad allora era usata per scopi agricoli.
Nel centro del cimitero venne edificata una cappella mortuaria in pietra locale, con tetto a capanna e abside a padiglione. Le sepolture furono disposte attorno all’edificio, eccetto lungo il passaggio che collega la cappella all’ingresso. Alcune lapidi sono incastonate nel muro di cinta, altre direttamente sulle pareti della cappella.
Il cimitero rimase in uso fino al 1929, quando venne inaugurato quello attuale. Ancora oggi conserva numerosi elementi di pregio, in particolare manufatti in ferro battuto, legati alla presenza in paese di una rinomata officina specializzata in questo materiale.
Curiosamente, Gallicano mostra una controtendenza rispetto a quanto previsto dall’Editto di Saint Cloud: mentre il decreto auspicava sepolture sobrie e prive di iscrizioni per affermare l’uguaglianza nella morte, qui si è passati da semplici deposizioni a un cimitero monumentale ricco di decorazioni e iscrizioni elaborate, segno di un legame profondo tra memoria, arte e identità locale.
La Rocca di Gallicano
Nella parte più alta dell’antico borgo di Gallicano, a guardia del paese, sorgeva la Rocca, conosciuta anche come “Castellaccio”, dove un presidio militare era pronto a dare l’allarme in caso di attacco.
La sua costruzione fu avviata nel 1485, quando il Comune ottenne dal pontefice il permesso di demolire l’antica chiesa di San Giovanni Battista, ormai pericolante, per riutilizzarne i materiali nella realizzazione del fortilizio. I lavori erano già in corso nel 1493, come attestano documenti relativi alla fornitura di tegole e strutture lignee per i ponti.
Collocata sulla sponda destra del torrente Turrite, la Rocca resistette a numerosi assalti durante le guerre contro gli Estensi e fu restaurata nel 1730 per volere dell’Uffizio delle Fortificazioni.
Oggi la Rocca è stata oggetto di un importante intervento di recupero architettonico e valorizzazione storica grazie al nuovo proprietario, il professor Fabrizio Riva.
A lui si deve anche il volume Il Pettorale. La Rocca di Gallicano, disponibile presso edicole e librerie locali, nel quale ha raccolto e ricostruito, con rigore e passione, la vicenda storica del fortilizio, restituendo alla comunità una preziosa pagina della memoria gallicanese.
Piazzale Antonino Caponnetto
Nel cuore di Gallicano si apre Piazza Antonino Caponnetto, uno spazio urbano intimo ma significativo, dedicato a una figura simbolo della giustizia italiana. Circondata da edifici storici e vicina ai principali punti di accesso al centro del borgo, la piazza è oggi luogo di incontro e memoria collettiva.
Antonino Caponnetto fu il magistrato che guidò il celebre pool antimafia di Palermo, affiancato da figure come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Con il suo impegno instancabile nella lotta alla criminalità organizzata, ha rappresentato un modello di coraggio civile e integrità morale.
Intitolare a lui questa piazza è un omaggio sentito da parte della comunità di Gallicano, che ne custodisce il ricordo come esempio per le nuove generazioni.
Le fontane e la cappella di San Rocco
Le prime notizie di questa cappella dedicata a San Rocco risalgono al 1528, quando venne dedicata a lui in quanto protettore contro la peste.
Nel 1911, un tondo marmoreo fu posto sull'altare, come testimonia una targa alla base dell'opera, e si decise di collocare, al suo interno, la scultura in bronzo del gallicanese Guido Cheli, soprannominato amichevolmente dal Pascoli il "Donatello di Gallicano".
La tradizione orale degli anziani evoca il ricordo della gente del posto che era solita portare qui, per la benedizione in occasione della festa di Sant'Antonio Abate, i propri animali da lavoro e domestici, e della messa che si celebrava proprio qui, in questa cappella.
Le fontane laterali e le relative acquasantiere marmoree furono collocate qui nella prima metà dell'Ottocento. Inizialmente ricevevano l'acqua da una sorgente naturale, oggi sostituita dall'acquedotto comunale. Secondo una curiosa tradizione, chiunque beva l'acqua di San Rocco è destinato a tornare a Gallicano.
Monumento ai Caduti
“Il monumento” come da tutti i gallicanesi è semplicemente conosciuto è dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, realizzato dallo scultore Petroni nel 1926 e recentemente portato al suo antico splendore da un restauro. Fu commissionato all’epoca dall'Amministrazione comunale per commemorare coloro che avevano servito gloriosamente la Patria.
Collocata sulla sommità dell'alta colonna vi è una statua che rappresenta l'Italia realizzata in marmo accompagnata da scudo con stemma e spada, nella mano sinistra sorregge una sfera sormontata da una vittoria alata. Il basamento presenta dei bassorilievi dove si possono riconoscere la lupa capitolina, il Genius Loci e lo stemma gallicanese.
Chiesa di Santa Maria
Santa Maria in Panizza, più semplicemente chiamata Santa Maria, mostra all’esterno curiose decorazioni in pietra con motivi geometrici di origine medievale, probabilmente ispirati a manufatti visigoti, merovingi e carolingi risalenti fino all’VIII secolo.
L’edificio attuale, a navata unica, deriva da una ristrutturazione del 1763. Sul lato orientale si notano tre tipi di materiali: vicino all’abside si vedono pietre tipiche delle costruzioni medievali, forse parte di un oratorio primitivo; a queste fu aggiunta una torretta campanaria costruita con pietre simili ma di diverso materiale, indicando una fase successiva. Lo stesso tipo di pietra si ritrova nella facciata, mentre nella parte centrale sono presenti pietre più piccole, probabilmente legate a interventi settecenteschi o riparazioni successive.
All’interno, la chiesa ha un soffitto a capriate e decorazioni semplici. Nel sottotetto e nel catino absidale si trova una statua della Madonna col Bambino, affiancata da un dipinto tardo seicentesco che ritrae la Madonna che sconfigge il demonio, con San Frediano e San Bernardino.
Ceramiche di Della Robbia
La fontana di Via Cavour, un tempo fonte pubblica di Gallicano, è stata trasformata più volte nel corso dei secoli. Originariamente situata fuori dalle mura del castello, è raffigurata in un disegno del 1583 conservato presso l’Archivio Storico Locale. La vecchia fontana fu demolita verso la fine del 1800; la successiva ricostruzione ha mantenuto la forma che vediamo oggi.
La sua storia è legata al nome dei Della Robbia: un tondo in terracotta invetriata, raffigurante la Madonna con il Bambino e attribuito a questa scuola, era posto sopra le due fontane. Nel tempo, questa immagine è stata oggetto di grande devozione per gli abitanti di Gallicano. Nei primi anni del ’900, quando una galleria d’arte italiana offrì 20.000 lire per acquistarlo, il Comune rifiutò l’offerta.
Nel 1960, l’Amministrazione Comunale decise di spostare il tondo sotto la loggia del Municipio, un luogo più sicuro e protetto dalle intemperie. Tra il 2001 e il 2003, grazie al contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, fu eseguito un restauro. Al termine dei lavori di miglioramento antisismico dell’edificio comunale, il tondo restaurato è stato ricollocato sotto il loggiato, dove oggi è patrimonio di tutti e sempre visibile.
Arco di Francesco V d’Este
I lavori per la realizzazione di questa imponente opera iniziarono nel 1853 e si conclusero nel 1856, sotto il governo del Duca estense Francesco V, a cui è dedicata.
Il progetto originale è attribuito all’architetto lucchese Lorenzo Nottolini, noto per le sue opere di ingegneria civile in Toscana. La realizzazione fu poi portata avanti dall’ingegnere modenese Malaspina, che ne seguì la costruzione con grande precisione. Questo “ponte canale”, come viene tecnicamente chiamato, è costruito in pietra e laterizio, e si distingue per i suoi eleganti archi gotici a sesto acuto, che conferiscono un carattere raffinato e funzionale all’opera.
Nel XIX secolo, il territorio di Gallicano affrontava un problema serio: nonostante la vicinanza di due fiumi, il Serchio e la Turrite, durante i periodi di siccità le coltivazioni soffrivano per la mancanza d’acqua, con conseguenti cali nei raccolti. Il ponte canale venne quindi realizzato per trasportare l’acqua e irrigare i terreni, migliorando sensibilmente la produttività agricola del paese.
Il canale si estende per circa 6 chilometri, irrigando fino a 70 ettari di terreno e contribuendo ancora oggi all’agricoltura locale.
Questa infrastruttura è considerata un capolavoro di ingegneria idraulica dell’epoca e rappresenta un importante esempio di come la tecnologia abbia trasformato il paesaggio rurale della Garfagnana.
Le Terme di Gallicano
In località Ponte alla Villa, un tempo, si notavano sorgenti minerali le cui acque si disperdevano nella Turrite. In questa zona sorgevano i “Balnei” comunali, noti come i “Bagni di Ponte alla Villa”, vasche pubbliche a disposizione gratuita della popolazione, che rappresentavano un prezioso luogo per l’igiene personale in un’epoca in cui il bagno in casa era ancora un miraggio.
In paese circolavano storie sui benefici straordinari di quest’acqua, con voci di guarigioni miracolose e altri prodigi.
Nel 1903 le acque furono analizzate e si scoprì che avevano una notevole mineralizzazione: la sorgente principale era di sapore amarognolo e aveva una temperatura costante di 23°C. Ulteriori analisi confermarono le ottime qualità geologiche e batteriologiche, rivelando la purezza dell’acqua e la sua efficacia soprattutto nelle gastropatie.
Oltre alla sorgente principale, ne furono individuati altri cinque punti nel territorio, ma quella di Ponte alla Villa rimaneva la più importante.
Nel 1916 fu costruito un chiosco esagonale per l’imbottigliamento dell’acqua minerale, ma l’attività ebbe breve durata per difficoltà economiche e logistiche.
Oggi, i Balnei di Ponte alla Villa sono un patrimonio storico interessante, ma purtroppo in stato di abbandono, con edifici degradati e vegetazione che nasconde parzialmente le strutture originali.
Chiesa di Sant'Andrea
La chiesa di Sant’Andrea, edificata nel XII secolo al di fuori del castello e della seconda cerchia muraria, sorge lungo la via che conduce all’impervia valle della Turrite. Questa strada, anticamente cruciale, collegava il fondovalle ai borghi di Verni e Trassilico, e passava vicino al luogo che un tempo ospitava antichi castelli medievali, ora alleati o nemici di Gallicano.
Di questa chiesa sappiamo ben poco: l’analisi dell’edificio attuale suggerisce una fondazione medievale, ma le numerose ristrutturazioni successive ne hanno probabilmente modificato l’aspetto trecentesco originale . È attestata già nel 1260 come una delle 23 chiese della pieve di Gallicano.
All’interno si conserva una tela pregiata – raffigurante la Madonna con il Bambino insieme ai santi Andrea e Stefano – databile tra XVI e XVII secolo. Un documento locale suggerisce che la tradizione di celebrare il Santo Stefano qui sia antica e che il dipinto, commissionato dalla famiglia Guidiccioni di Lucca, fosse originariamente più grande e sia stato poi adattato alla posizione attuale.
Chiesa di Santa Lucia
La chiesa di Santa Lucia venne fondata, in epoca imprecisata, lungo il percorso dell’antica via Clodia Nova, a poca distanza dall’ingresso del castello e dell’ubicazione della primitiva Pieve dei SS.Giovanni e Cassiano.
Al tempo del Marchesato di Matilde di Canossa, questa piccola chiesa, aveva annesso anche un monastero, sottoposto all’Abbazia di Frassinoro, privilegio che l’Imperatore Federico Barbarossa, nel 1164, riconfermerà a Willelmo allora abate di Frassinoro
L’attuale struttura ad una navata, venne realizzata probabilmente intorno al XII secolo, ma a causa di un terremoto nel 1721 fu necessario ristrutturarla e furono ricostruite parti del paramento murario. All'interno dell'edificio si conserva una scultura lignea policroma raffigurante Santa Lucia del XVI secolo.
Chiesa di Ponte Guelfino
Alla distanza di circa seicento metri dal centro del paese di Gallicano alla sinistra del fiume Turrita, contiguo all’antico Ponte Guelfino, sorge su duro macigno, quattro metri sopra la riva dell’acqua, un pubblico oratorio dedicato alla Natività di Maria SS. ed all’Angelo Custode.
Questo Oratorio fu fatto a spese del Comune di Gallicano nel 1571, molto ristretto non potendo contenere più di 10 o 12 persone.
Era una Cappelletta con un cancello davanti, dove si radunavano ogni sera alcune pie persone per recitarvi il S. Rosario.